Pagine

martedì 29 ottobre 2013

Attila e Totonno.


Non era lui che aveva scelto il tango, ma neanche il tango aveva scelto lui. Quando pensava alla frase di Veron sorrideva sempre e si diceva “Che stronzata”! Era la sua perversione che aveva scelto il tango: impazziva per le gambe delle donne, per le calze che le avvolgevano e per le scarpe con i tacchi alti che calzavano quello che lui definiva il proprio nirvana: i piedi femminili! Quando in milonga entrava una donna con in mano il sacchetto delle scarpe, prima gli veniva un improvviso tic la gamba e poi iniziava a sudare freddo per l’emozione che avrebbe provato di lì a poco, quando lei si sarebbe seduta e con gesti lenti, studiati e ripetuti, si sarebbe tolta le scarpe che indossava per mettersi quelle deliziose da ballo. In quel momento smetteva di far qualsiasi cosa, si avvicinava di soppiatto e si metteva il più vicino possibile ad osservarle. Purtroppo però non era solo feticista, fosse stato per quello nessuno avrebbe notato la sua perversione, tranne forse qualche tanguera che avrebbe trovato strano vedere un uomo asciugarsi un rigagnolo di bava coi polsini mentre lei si cambiava le scarpe. Attila! Che nome buffo per un pervertito passivo, che infatti oltre ad essere feticista era anche masochista. Gli piaceva farsi procurare dolore: sceglieva sempre le milonghe più dense di ballerini, quelle che al confronto la metropolitana all'ora di punta é una gita fuori porta. A quel punto era un gioco da ragazzi mettersi vicino a qualche tanghera con i tacchi a spillo e farsi colpire e ferire durante le fasi concitate del ballo. Il grandissimo problema è che non chiedeva mai scusa, e neanche si arrabbiava: sospirava e godeva, ma non riusciva mai a dire nulla in quel momento di estasi. Al massimo biascicava un “grazie“. Chi lo sentiva rimaneva perplesso, qualcuno esterrefatto, molti si arrabbiavano, ed era per questa ragione che doveva sempre cambiare milonga, e una volta esauriti i luoghi della sua città cambiare città e addirittura regione. Fu in Emilia Romagna che avvenne l’incontro. Totonno era un ex pescatore, con il compito nelle tonnare di gettare le reti in mare. Anche lui aveva una perversione: procurare dolore al prossimo. Per fare questo invitava le donne più in carne, oppure quelle molto magre e spigolose, tipo palo della luce, e le gettava letteralmente contro le altre coppie. La scusa era semplice: si faceva passare per “nuevista”: un ballerino con poche regole e poco ordinato , che per la moda ballereccia del momento poteva permettersi il lusso di ferire o fare del male, senza che nessuno si accorgesse della sua perversione. Nella pista , durante una cortina, Totonno e Attila si guardarono e si riconobbero all'istante! Attila abbassò lo sguardo, prese una ballerina a caso e si fiondò in pista, mentre Totonno scelse Giada, una giunonica ballerina conosciuta nel panorama tanghero per il suo vezzo di mettersi dei corpetti con stecche di balena che invece di contenere esaltavano le sue procaci forme. La fortuna li aiutò! Il DJ era Andy. Andy era un DJ di tango alternativo, adorava il tango elettronico e molto veloce. Utilizzava uno megaschermo a cristalli liquidi per presentare i suoi brani. In quel momento sullo schermo apparve SANTA MARIA dei Gotan! Attila cominciò ad eccitarsi: c'era anche uno sfondo mistico-religioso che faceva da colonna sonora alla sua agognata massima perversione! Pregustò l’orgasmo osservando Totonno mentre prendeva la mira su di lui. Orgasmo che puntualmente avvenne quando finalmente Totonno gli scagliò la Giada che lo colpì precisamente sul piatto tibiale sinistro che si frantumò, con un rumore secco e sordo. La tanguera perse l’equilibrio e gli franò addosso nello stesso momento del massimo piacere prolungando l’orgasmo fino alla fine della canzone! Lo portarono via in ambulanza e tutti, a parte Totonno che ebbe una portentosa erezione, si chiesero per quello che rimaneva della serata, perchè quel pazzo continuasse a gridare GRAZIE, GRAZIE!


Feat Kanzi